Diamanti da investimento

Investire in diamanti significa “proteggere il patrimonio”. Infatti acquistare un diamante oggi, non vuol dire poter realizzare una speculazione a breve termine, ma significa tutelare i propri risparmi per il medio lungo termine (7-10 anni).


Il diamante è una garanzia: l’andamento storico dimostra che non perde mai il suo valore intrinseco e non subisce nessuna inflazione monetaria e finanziaria, né tantomeno risente di cambiamenti politici.

 

Pertanto può essere considerato il miglior “bene rifugio” e un interessante strumento per diversificare i propri risparmi.

 

Attualmente, gli Stati Uniti e paesi emergenti come Cina e India hanno aumentato e continueranno ad aumentare la loro domanda di diamanti, garantendo il trend di crescita del valore nei prossimi anni.


Il diamante è inoltre un “bene di godimento”, così come un opera d’arte.

 

A differenza di altri prodotti, i diamanti possono essere montati, indossati e goduti da chi li possiede, senza che perdano di valore e inoltre possono essere facilmente spostati e trasportati da un luogo all’altro, nonché essere protetti con facilità grazie alla loro minima dimensione e peso.


Un altro aspetto importante è la liquidità che può offrire un diamante rispetto ad altri beni, soprattutto a livello mondiale e in qualsiasi contesto politico.

Il prezzo dei diamanti

Il listino per i diamanti si chiama Rapaport. In esso il prezzo è la risultante del rapporto tra il peso, il colore, la purezza e il taglio.

 

Non si tratta di un listino di vendita in senso stretto, piuttosto di una guida alla determinazione del prezzo che viene fatta dai professionisti del settore. I prezzi del listino Rapaport si intendono per pietre certificate GIA – HRD – IGI (Anversa) e sono espressi in dollari statunitensi al netto dell’IVA.

 

Il prezzo di un diamante viene determinato anche da altri fattori ugualmente importanti, tra i quali la simmetria, la fluorescenza e la lucidatura. Questi fattori influiscono proprio perché rendono la gemma molto più preziosa rispetto a un’altra.

 

A parità di peso, colore e purezza, costa di più un diamante che ha caratteristiche eccellenti. I diamanti fancy, ovvero colorati, non sono classificati nel listino Rapaport.

Quanto investire

Comprare diamanti è un investimento che permette di tutelare il proprio patrimonio e sarebbe opportuno dedicargli una parte del proprio portafoglio dal 10 al 25%; è però opportuno consultare un vero professionista gemmologo, affinché l’investitore possa essere guidato a fare la scelta giusta: a seconda dell’importo da destinare, può essere conveniente comprare un solo diamante importante e raro, oppure comprare diversi diamanti di piccolo taglio (a partire da 0,50 ct).

Diamanti etici

I “Diamanti etici” sono diamanti importati esclusivamente con certificato di origine secondo la risoluzione ONU che ne garantisce la provenienza da paesi non coinvolti in eventi bellici o collegati al terrorismo internazionale. Questi diamanti rispettano il “Best Diamond Trade Practice” contro lo sfruttamento del lavoro minorile.

Kimberley Process

Il Kimberley Process (KPCS) è un accordo di certificazione volto a garantire che i profitti ricavati dal commercio di diamanti non vengano usati per finanziare guerre civili. L’accordo è stato messo a punto e approvato con lo sforzo congiunto dei governi di numerosi paesi, di multinazionali produttrici di diamanti e della società civile.


Dopo una conferenza svoltasi a Kimberley, in Sudafrica, nel maggio del 2000 nacque l’accordo dello schema di certificazione KPCS. Nella conferenza venne discusso il problema della produzione di diamanti e dei conflitti nei paesi produttori. In quello stesso anno venne istituito ad Anversa il World Diamond Council per iniziativa della World Federation of Diamond Bourses e dell’International Diamond Manufacturers Association. Il World Diamond Council si propose di consolidare un sistema di controllo sui diamanti grezzi, in sintonia con i risultati emersi dalla Conferenza di Kimberley.


Nel dicembre del 2000 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sollecita la creazione di uno schema che consenta di certificare la provenienza dei diamanti da esportatori che non finanzino guerre civili; nel novembre del 2002, 37 stati firmarono a Interlaken un accordo per l’attivazione di un sistema di certificazione nella circolazione dei diamanti grezzi. A quest’incontro parteciparono anche il World Diamond Council e le multinazionali coinvolte nelle attività di estrazione, commercio e vendita.


I requisiti che uno stato deve soddisfare per poter partecipare allo schema di certificazione sono i seguenti:


1- I diamanti provenienti dal paese d’origine non devono essere destinati a finanziari guerre civili e organizzazioni che intendono rovesciare il governo riconosciuto dall’Organizzazione delle Nazioni Unite.
2- Ogni diamante esportato deve essere accompagnato da un certificato che attesti lo schema del Kimberley Process.
3- Nessun diamante deve essere importato o esportato da un paese che non ha aderito al Kimberley Process.


La Repubblica del Congo è stata esclusa nel 2004 dall’accordo perché non era capace di garantire i requisiti fondamentali del KPCS. I paesi incapaci vengono di fatto sanzionati economicamente. Nel dicembre del 2006 solo la Costa d’Avorio e la Liberia risultano ancora soggette a sanzioni erogate delle Nazioni Unite in materia di diamanti.

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